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Durata 90 minuti
Anno 2020
Genere Documentario

Il film sull’artista colombiano Fernando Botero ne mette in luce l’estrema riservatezza, la capacità di introspezione e la totale dedizione all’arte come unica possibilità di riscatto. Interessante osservare la sua incredibile emancipazione dalla realtà colombiana fino ad affermarsi come l’artista vivente più acclamato al mondo.

Botero detiene il record per il maggior numero di mostre museali e il più alto numero di volumi pubblicati su di lui e sulla sua arte. Le sue figure paffute e corpulente sono famose a tutte le latitudini. Alternativamente inespressive e sfacciate, impassibili ma giocose appaiono controverse nella loro presenza sovradimensionata.

L’infanzia trascorsa nella povertà e nel disagio caratteristici delle campagne di Medellin e la perdita del padre in tenera età, trasformano Botero in un uomo irrequieto e bisognoso continuamente di sperimentare. Approda a Firenze negli anni '50 e qui viene contagiato dall'umanesimo di Piero della Francesca. Arriva a New York negli anni '60 e si sente un emarginato nell’epoca della pop art e dell’espressionismo astratto. In seguito alla tragica morte di suo figlio Pedrito, inizia a sperimentare anche la scultura. Attraverso approfonditi filmati d'archivio e interviste con biografi, artisti, e studiosi nonché con i figli, ne esce un commovente ritratto. Don Millar lo dipinge come un uomo vivace, una testimonianza dello spirito creativo e della sua capacità di cambiare il mondo.



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