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MA L‘ AMORE C‘ ENTRA di Elisabetta Lodoli


Regia di Elisabetta Lodoli
Durata 52 minuti
Anno 2017
Genere Documentario
Nazione Italia

Un'indagine delle ragioni che portano ad aggredire mogli, compagne, figlie. Ha senso parlare di sentimento quando, nel momento della brutalità, esso è oggettivamente assente? Sullo schermo prendono vita le storie di Paolo, Luca, Giorgio, che raccontano gli insulti, le botte, le violenze sulle donne e il loro percorso di recupero nel centro LdV - Liberiamoci dalla violenza di Modena, il primo in Italia creato e gestito dall’Azienda Usl per uomini violenti. A fine film interventi di Gabriella Vandi, psicoanalista, Fabio Sgrignani, psicologo del consultorio familiare di Cesena e di Cristina Barducci dell’Ufficio Politiche delle Differenze - il dibattito sarà coordinato da Mirella Montemurro, psicologa-psicoterapeuta





Non poteva arrivare in un momento più giusto il bel film di Betta Lodoli Ma l’amore c’entra?, ritratto di tre uomini in cammino verso l’affrancamento dalla violenza domestica. Il tema, come si dice, è caldo ma il punto di vista per nulla scontato e in qualche modo spiazzante perché sta tutto nel titolo che pone l’accento sull’amore. In effetti la domanda è centrale e da essa muove l’indagine delle ragioni che portano ad aggredire mogli, compagne, figlie. Ha senso parlare di sentimento quando, nel momento della brutalità, esso è oggettivamente assente? Lo ha perché di amore negato, mai ricevuto o mal espresso si deve continuare a discutere per capire cosa rende un soggetto violento anche quando crede di voler bene.

Lodoli fa una scelta precisa e punta l’attenzione su uomini che hanno accettato di farsi curare presso il centro LDV-Liberiamoci dalla Violenza dell’Ausl di Modena per porre un freno alla propria aggressività. Storie esemplari che mettono con le spalle al muro perché a coloro che si svelano non è facile affibbiare l’etichetta di mostri per liberarsene velocemente. Sembrano persone normali, sebbene tanto normali non siano. Segnati nevrotici distruttivi, però non malati. E anche questo è un altro punto centrale del discorso della regista. Sono uomini che vivono in famiglie come tante fino al momento in cui l’affettività esplode in modo malsano, pur continuando a sembrare quelli di sempre. Il confine tra una relazione sbagliata e una violenta è assai fragile, e quasi mai si è in grado di identificarlo. A fine film interverranno la dott.ssa Gabriella Vandi, psicoanalista, membro ordinario SPI, il dott. Fabio Sgrignani, psicologo del consultorio familiare di Cesena, la dott.ssa Cristina Barducci dell’Ufficio Politiche delle Differenze. Il dibattito sarà coordinato dalla dott.ssa Mirella Montemurro, psicologa-psicoterapeuta



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